|
Andrea Palladio nel suo tempo
Il ‘500 fu per Vicenza il secolo di Andrea Palladio e segnò un’epoca di grande fervore per la vita sociale, artistica, culturale ed economica. La città si trovava da circa un secolo sotto l’ala politica della Serenissima, alla quale si assoggettò nel 1404, e da quel momento in poi seguirono quattro secoli di relativa pace e prosperità che si rivelarono assai fecondi per lo sviluppo della cultura. Nel 1509, le truppe veneziane subirono una grave sconfitta da parte degli avversari confederati della Lega di Cambrai, alla quale partecipavano anche le forze papali. Papa Giulio II infatti, in accordo con gli Asburgo, la Spagna e Luigi XII, decise di combattere Venezia a causa della disputa su alcuni territori della Romagna, che la Serenissima si rifiutava di restituire. Quando la situazione per la Repubblica veneta sembrava ormai sull’orlo del precipizio, ecco che un’improvvisa e decisiva resistenza del popolo, unita all’abile arte diplomatica veneziana, riuscì a risollevarne le sorti, scongiurando il peggio. Proprio nell’anno della Lega di Cambrai, il 1508, nasceva a Padova Andrea di Pietro della Gondola, meglio noto come il Palladio.Era un momento socio-culturale assai propizio per un giovane artista, che poteva formarsi alla scuola dei grandi architetti italiani, che avevano fatto della penisola la culla artistica del mondo. Brunelleschi, Bramante e Michelangelo furono i primi modelli, altissimi, sui quali il giovane Andrea, che aveva iniziato a lavorare a Vicenza nella bottega dei tagliapietre Giovanni da Pedemuro e Girolamo Pittoni, formò la prima parte della sua vita. Ma il vero mentore di colui che era destinato a diventare un Maestro nel mondo fu l’uomo di maggior spicco nella cultura vicentina di quel tempo: Giangiorgio Trissino. Egli ne intuì le enormi potenzialità, lo prese con sè a lavorare, trasformandolo da semplice scalpellino a sommo architetto. Nel 1537 il Conte Trissino commissionò ad Andrea il suo primo importante lavoro, che gli avrebbe aperto le porte per le successive opere. Si trattava di Villa Cricoli, alle porte della città, immersa in un’oasi di pace e di verde, un sito ideale per sviluppare quei talenti, fino ad allora in embrione, che sarebbero di li a poco divenuti celebri. Il buon esito dei lavori nella villa impressionò a tal punto il nobiluomo vicentino, che egli decise di prendere il Palladio come ospite fisso nella propria dimora, per educarlo alle lettere e alle arti dei classici. Ma Trissino fece molto di più: portò con sè Andrea nei suoi frequenti viaggi, in Veneto e fuori e fu lui ad attribuirgli quell’epiteto con il quale fu poi universalmente ricordato. A Padova Palladio conobbe Alvise Cornaro, altro personaggio celebre della cultura veneta, e per lui eseguì una loggia ed un odeo nel palazzo di famiglia, nei pressi della basilica di Sant’Antonio. Negli anni ’40 Palladio fu molto colpito dalle opere di Giulio Romano, un architetto allievo del grande Raffaello, che viveva a Mantova, e che rappresentò senza dubbio una delle fonti principali dell’ispirazione del Maestro vicentino. Le altre Andrea le trovò certamente nei suoi numerosi viaggi a Roma: al cospetto delle immortali creazioni della capitale, Palladio affinì ulteriormente il suo già poderoso talento e ricavò il definitivo lasciapassare per l’Olimpo dell’arte. Contemporaneamente, il Veneto vedeva nascere altre realtà di grande valore, quelle pittoriche dei maestri del colore: Tintoretto, Tiziano, Veronese, Jacopo Palladio, Zelotti. E’ l’Italia del Rinascimento, e il Veneto ne visse un importante capitolo, ricco di paesaggi pastorali e di vividi colori della natura, di Madonne e di adorazioni dei Magi. In questo periodo di fervide creazioni, fiorivano anche numerose congregazioni di uomini dotti e amanti delle lettere, Accademie che nascevano in ogni città con lo scopo di diffondere la cultura. Una di queste trovò spazio a Vicenza, l’Accademia Olimpica fondata nel 1555 da ventuno personaggi illustri della città berica, tra i quali anche Andrea Palladio. Tale fu il seguito di questo consesso, che pochi anni dopo si pensò di creare una sede stabile per i ritrovi e le rappresentazioni, quella che ancor oggi comprende il celebre Teatro Olimpico, tempio dell’arte vicentina. All’apice della sua fama, nel 1570 Palladio si trasferì a Venezia, dove scrisse "I Quattro libri dell’Architettura", un’opera che conteneva i principi cardine delle sue idee sull’architettura, e che fu preso a modello da molti, sia in Europa che fuori. Pur vivendo in laguna, Palladio non dimenticò Vicenza: vi tornava infatti frequentemente e in particolare, sul finire della sua vita, per iniziare una delle sue opere maggiori, quel Teatro Olimpico che non riuscì a completare, perchè la morte lo raggiunse nell’agosto del 1580. Il Teatro Olimpico fu portato a termine dal suo allievo, Vincenzo Scamozzi.
|